Siamo nell’era dell’Internet delle Cose, o dell’Internet-delle-Cose-a-caso?

June smart ovenProbabilmente il 2016 passerà alla storia come l’anno in cui l’Internet of Things raggiungerà la sua fase di maturazione definitiva, al netto delle tante cose ancora da fare, come il definire standard che siano davvero tali o gli aspetti legati alla sicurezza.

Su SystemsIntegration.it ci occupiamo spesso di IoT e possiamo dirci tra i testimoni – sia sul versante professionale e industriale, sia nel mondo legato alle applicazioni smart home e al DIY – di come l’Internet delle Cose sia capace di esprimere enormi potenzialità dal punto di vista tecnologico e, allo stesso tempo, attirare l’interesse del mercato in maniera trasversale.

Negli Stati Uniti dove il venture capital è sempre in prima linea nello scovare nuove opportunità di business, è possibile notare quanta dinamicità ci sia in questo settore. I casi sono molteplici:

June – compagnia che si occupa di elettrodomestici intelligenti – ha raccolto 30 milioni di dollari di investimenti che le permetteranno di portare il suo forno smart sul mercato. Si tratta di un forno dotato di telecamera full HD al suo interno, mediante la quale, e grazie a particolari tecniche di apprendimento, riesce a capire ciò che si sta cucinando, andando quindi a impostare la temperatura giusta.

Anche Tovala, il cui forno intelligente e multi-funzione promette funzionalità più o meno analoghe, ha avviato una campagna di raccolta fondi su Kickstarter che ha raggiunto già oltre il 200% del target prefissato.

Altro esempio è Ring, un campanello smart per abitazioni con telecamera che, quando si è assenti oppure al piano di sopra, permette di vedere tramite app su smartphone, chi sta suonando alla porta e di parlare direttamente col visitatore, utile anche come deterrente nel caso in cui un malintenzionato suonasse per vedere se c’è qualcuno in casa. Inoltre, permette di specificare una zona di rilevazione di movimento per ricevere un avviso prima che il visitatore suoni il campanello. Ebbene, Ring è riuscita a raccogliere negli ultimi giorni ben 61.2 milioni di dollari, raggiungendo quota 100 milioni nel totale (impresa iniziata nel 2011).

Balluga invece propone un letto interattivo che permette di allietare le ore di sonno impostando la giusta temperatura, fornire al corpo il giusto supporto e addirittura aiutarti a smettere di russare. Nel giro di una sola settima, la sua campagna su Kickstarter che si prefissava di raggiungere almeno quota 50 mila dollari, ne ha già ottenuti quasi 80 mila.

Questi sono solo alcuni esempi di ciò che potremmo far rientrare – seppure impropriamente e solo per semplificare – nel mondo delle startup. Ma naturalmente i big-player non sono da meno. Basta citare ad esempio quanto Samsung ha messo in mostra all’annuale edizione del CES, con il suo frigorifero smart dotato di display da 21.5 pollici e capace di navigare su Internet, mentre la telecamera interna permette di comunicare allo smartphone che il latte è finito. Oppure Volvo, che recentemente ha annunciato il lancio della prima automobile che non necessita di chiave d’accensione, controllabile da smartphone.

Microsoft, Intel, Samsung e altri colossi hanno lanciato il loro gruppo di standard IoT (l’Open Connectivity Foundation); Nokia, tramite il suo Nokia Growth Partners, ha aperto un fondo d’investimento di 350 milioni di dollari per supportare nuovi progetti IoT; Nest di Google punta tutto sulle smart home del futuro con funzioni quali Family Account e Home/Away Assist.

Quindi, sebbene il computing ubiquo e l’IoT siano tutt’altro che concetti nuovi, sembra che l’arrembaggio dell’Internet delle Cose stia vivendo il suo momento di maggior slancio. Magari nel giro di un anno o due vedremo nelle nostre case dei divani contrassegnati con il logo “Intel Inside”.

Tutto questo è un bene – no?

Limitandoci al mercato smart home e al mondo consumer – lasciando quindi da parte campi applicativi più professionali (building automation, smart cities, M2M) – tutto questo ricorda un po’ quello che è avvenuto lo scorso anno relativamente ad un altro trend tecnologico – gli smartwatch. I nuovi dispositivi da polso progettati per svolgere molte funzioni e non limitati solo a segnare il tempo, sono stati l’oggetto del momento nel 2015. Praticamente ogni azienda si è tuffata in questa tendenza lanciando il proprio smartwatch. Ma il più delle volte questi venivano (e vengono tuttora) dotati di funzionalità extra che la gente semplicemente non richiede. Instagram è stata una delle prime app ad essere compatibile con Apple Watch, mentre anche Microsoft ha sviluppato una nuova funzionalità per la visione delle foto da Android Wear. Peccato che nessuno, pare, voglia visionare delle foto usando un orologio da polso.

Traduzione: solo perché è possibile e si è in grado di fare qualcosa, non significa che si debba farlo per forza.

Per concludere, sembra che – nel 2016 – si stia ripetendo la stessa cosa nel mondo smart home. Di certo non sto dicendo che non vi sia sostanza negli investimenti rivolti alla ‘casa connessa’, o che non esista un mercato per gli elettrodomestici smart – il video relativo al campanello Ring riportato in questa pagina è un esempio perfetto dell’utilità di questo dispositivo, mentre persone pigre o nervose potrebbero apprezzare l’uso di un forno smart. Tuttavia, alcuni aggeggi IoT che arrivano sul mercato sembrano fatti più per far bella mostra di una tecnologia (vedi il frigorifero dotato di sensore di prossimità, che si apre quando ci si avvicina ad esso), piuttosto che dimostrare un impegno sincero di catturare fette di mercato di massa consistenti.

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