Digital signage: 4 “stadi di completezza” per contenuti davvero efficaci

Digital signage: 4 "stadi di completezza" per contenuti davvero efficaciI responsabili di network digital signage sanno bene quanto non sia sempre così facile creare contenuti ‘buoni’ (ovvero, utili ed efficaci), capaci di incontrare le aspettative e centrare quelli che sono gli obiettivi principali da perseguire per una tattica vincente.

Si tratta di un argomento per il quale può essere utile tornare ai fondamentali, e per fare ciò intendo rispolverare la cara vecchia piramide di Maslow, così ampiamente usata e abusata in innumerevoli contesti e discipline, ma sempre efficace per descrivere la gerarchia dei bisogni o necessità.

Nel caso specifico, ovvero calandosi nel contesto del digital signage in un’ottica di strategie di marketing, esistono naturalmente diverse scuole di pensiero; ad ogni modo la prospettiva che intendo proporre in questo articolo può servire comunque come spunto per ulteriori riflessioni. In particolare, la prospettiva a cui faccio riferimento è riassumibile con quattro ‘stadi di completezza’.

Digital signage: 4 "stadi di completezza" per contenuti davvero efficaci

Nel primo stadio, il contenuto deve attrarre; deve essere abbastanza appariscente da attirare l’attenzione dell’utente, il quale di norma è distratto da altri stimoli, compiti o obiettivi. Ciò vale sia per i sistemi digital signage installati nelle aziende e nei reparti di produzione (dove, presumibilmente, l’utente sarà il dipendente dell’azienda, il quale si trova di norma in uno stato di ‘preoccupazione’ – ovvero, impegnato nel suo lavoro), sia per le installazioni nei punti vendita, dove i clienti e acquirenti potenziali sono perennemente distratti, magari a controllare i coupon digitali con il loro dispositivo mobile, mentre si guardano attorno consultando contemporaneamente la lista della spesa settimanale.

Una volta catturata l’attenzione dell’utente, il contenuto deve spiegare – deve saper comunicare velocemente sufficienti informazioni per illustrare o esprimere un messaggio o una posizione complessiva. La lunghezza ottimale del messaggio da comunicare tramite il sistema digital signage deve essere abbastanza breve, limitandosi all’incirca a soli 22 caratteri. Quindi la brevità è essenziale. Anche l’ordine in cui le parole appaiono (e la loro quantità) può avere effetti rilevanti su quanto gli utenti saranno in grado di assorbire e comprendere del messaggio, nel momento in cui osservano casualmente e di sfuggita uno schermo del sistema. Volendo fare un parallelo, si potrebbe assimilare questo fattore alle pratiche che i SEO Engineer adottano per creare titoli capaci di scalare posizioni delle SERP di Google – obiettivo: raggiungere la prima posizione nel motore di ricerca, spiegando un determinato contenuto in breve tempo e in poco spazio, ma in modo efficace così che l’utente sia stimolato a cliccare sul link.

Se tutto questo non fosse già abbastanza impegnativo (sebbene potrebbe non sembrarlo), rimangono ancora due ulteriori livelli da scalare. Ad esempio, oltre a informare, un buon contenuto digital signage dovrebbe anche persuadere l’utente ad ampliare la sua prospettiva e il suo pensiero, cambiare il suo punto di vista o fargli compiere un’azione – quindi, convertire chi guarda i contenuti da mero spettatore ad un soggetto coinvolto, in qualche modo chiamato in causa. Tale conversione può consistere in azioni di vario genere, dalle più semplici alle più complesse – ad esempio, usare il sistema di signage negli ambienti dedicati alla pausa-caffe del personale, per stimolare i dipendenti a gettare le lattine nel bidone per la raccolta differenziata, piuttosto che nell’indifferenziata; oppure invitare a provare un nuovo prodotto in promozione posto in testa ad una corsia di un centro commerciale. Il momento critico della conversione si ha quando uno spettatore altrimenti passivo decide di eseguire un’azione.

I contenuti davvero eccezionali sapranno davvero apportare valore oltre a quanto ci si potrebbe attendere. Diversi anni fa, la P&G coniò l’acronimo FMOT (che non significa ‘Follow Me On Twitter’) per introdurre il concetto di ‘First Moment of Truth’ nell’ambito del marketing rivolto ai prodotti di consumo. Per sintetizzare, è il momento in cui il consumatore staziona di fronte al prodotto, guardandolo davvero. L’FMOT racchiude la nozione che pone come obiettivo del messaggio che accompagna il prodotto quello di sorprendere e accattivarsi l’utente/spettatore. Questa idea è tutt’oggi valida, ed è il motivo per cui il contenuto digital signage in grado di deliziare e farsi apprezzare da uno spettatore coinvolto sarà meglio ricordato e più spesso interagito, rispetto a quei contenuti che non raggiungono questo stadio finale.

Naturalmente il modo in cui i nostri contenuti sapranno accattivare le persone dipenderà ampiamente dalla situazione e dal contesto: potrebbe trattarsi anche di cose molto semplici, come ad esempio la trasmissione di contenuti divertenti e leggeri di carattere generale in un network digital signage di un aeroporto, capaci di apportare un certo grado di levità, sempre ricercata in ambienti e situazioni altrimenti caratterizzati da una certa tensione e per molti disagevoli.

Per concludere, si può affermare che – nella maggior parte dei casi – i network digital signage più performanti sono quelli gestiti da team dedicati di professionisti dei contenuti, capaci di comprendere e intercettare il pubblico ai quali si rivolgono e che cercano di raggiungere e, allo stesso tempo, che abbiano un certo grado di interesse nel creare contenuti convincenti.

Fortunatamente, creare contenuti digital signage efficaci e persuasivi non richiede poi grossi budget o grandi squadre di persone. È però necessario essere dotati di pazienza, di volontà e inclinazione nel voler testare (e fare modifiche all’occorrenza) e di comprensione del fatto che solo perché una parte dei contenuti potrebbe attrarre e coinvolgere, questi possono e devono essere ulteriormente ottimizzati per poter raggiungere gli ultimi due stadi della gerarchia espressa dalla nostra amata/odiata piramide.

Potrebbero interessarti anche...

Iscriviti alla newsletter di SystemsIntegration.it!
Le novità, gli aggiornamenti e gli approfondimenti su tutto ciò che riguarda il mondo dell'integrazione di sistemi, AV e networking!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla newsletter di SystemsIntegration.it!
Le novità, gli aggiornamenti e gli approfondimenti su tutto ciò che riguarda il mondo dell'integrazione di sistemi, AV e networking!